L'ultimo tramonto
E' un tributo alle "infinite e sconosciute possibilità dell'esistenza umana". Un racconto che mi ha un po' riportato ai romanzi di Dino Buzzati che studiammo nelle scuole medie
Capitolo 1
Verso le sei del pomeriggio il casello della tangenziale era sempre molto affollato. Di solito, tuttavia, non si perdeva troppo tempo, perché quasi tutti quelli che passavano di là a quell'ora erano lavoratori pendolari, sempre equipaggiati con la tesserina magnetica dell'abbonamento. Stefano e Luigi arrivavano tutti i giorni alla stessa ora al casello, poiché uscivano dall'ufficio alle 17.45 e dopo alcuni minuti di strada statale arrivavano all'imbocco della tangenziale che li avrebbe rapidamente portati a casa, attraversando più di mezza città.
I due colleghi prendevano la macchina una settimana per uno: abitando vicini, avevano l'abitudine di andare in ufficio insieme. Questa consuetudine era nata dopo pochi giorni che Luigi aveva preso servizio presso l'azienda in cui lavorava Stefano da oltre tre anni.
Stefano, dal canto suo, era andato ad abitare nella zona nord-ovest di Torino due anni prima: aveva scelto quella zona, relativamente distante dall'abitazione di sua madre, soprattutto per poter essere un po' più lontano dal centro caotico della città, cercando comunque di non essere poi troppo scomodo nel raggiungere il luogo di lavoro.
Dopo aver scoperto di abitare praticamente a meno di trecento metri in linea d'aria l'uno dall'altro, i due erano diventati presto molto amici, e quando Luigi si era sposato con Silvia aveva cercato di trovare una casa non lontana dalla casa dei suoi genitori e di Stefano.
In effetti Luigi aveva apprezzato molto che l'amico, formalmente un suo superiore nell'azienda che lo aveva assunto, lo avesse sempre trattato bene, intrattenendosi spesso oltre l'orario per spiegargli magari delle procedure particolari o per parlargli di lavori fatti qualche anno prima a clienti che occorreva conoscere più che bene.
Anche Stefano si era trovato immediatamente a suo agio con il nuovo collega che era, peraltro, parecchio più giovane di lui. Aveva ricominciato a giocare a tennis, cosa che non faceva più dai tempi dell'università. E, sul lavoro, aveva scoperto che Luigi era abile e intelligente come pochi altri amici o colleghi che aveva avuto.
Solo della sfera sentimentale parlavano piuttosto poco.
Per un certo periodo i due avevano fuso insieme i propri giri di conoscenze e avevano creato un gruppo di oltre venti persone, dalle età piuttosto dissimili, che tuttavia era andato avanti per parecchi mesi. Ma quando Luigi e Silvia avevano deciso di fare il grande passo, i preparativi per il matrimonio li avevano un po' allontanati dal gruppo. Così, anche gli altri amici si erano un po' persi di vista.
Stefano era molto riservato, dal punto di vista dei rapporti affettivi. Si sapeva di lui che aveva molti amici e molte amiche, ma che non c'era nessuna persona particolare. In ufficio telefonavano spesso diverse ragazze che cercavano Stefano, ma tutte le volte che qualcuno cercava di spettegolare o di intrufolarsi nella sua vita privata, lui smentiva tutto.
Le varie volte che si erano incontrati a casa di Stefano e questi aveva mostrato le vecchie foto, Luigi e gli altri avevano potuto soltanto constatare che egli aveva viaggiato molto e girato davvero tante compagnie per avere 32 anni.
- Paola, Cinzia, Loredana... ma tra tutte queste ci sarà stata qualcuna importante nella tua vita? - gli domandava Luigi, indicando una foto che probabilmente risaliva a un paio di anni prima. Ma Stefano, imbarazzato, rispondeva "Sì... sì, io e Cinzia siamo usciti insieme per quasi sette mesi, ma... be’, niente... non funzionava."
Silvia, la ragazza di Luigi, era anch'essa molto affezionata a Stefano. Spesso aveva cercato di presentargli qualche sua amica: dal suo punto di vista Stefano era un ragazzo simpaticissimo e lei si stupiva dunque del fatto che non pensasse al matrimonio o che perlomeno non uscisse regolarmente con una ragazza.
- E' un bravissimo ragazzo. E poi, non mi sembra il tipo che cerca solo le storielle veloci... - diceva a Luigi.
- No, certo che no. Quando, raramente, parla della sua sfera più intima, si vede che ci sono alcune persone a cui tiene particolarmente... Ho notato che si tratta comunque sempre di persone che lui ha conosciuto quando era praticamente un ragazzino...
- Be’, allora che cosa può essere successo, negli ultimi anni? Più che esserci stata qualche grossa delusione... Per esempio, non ti ha mai detto se quella casa l'aveva magari presa inizialmente in previsione di andarci a vivere con qualcuna?
- No... no: è andato a vivere da solo semplicemente perché pensava che non fosse più il caso di abitare con sua madre.
* * *
Così, quella settimana guidava Luigi.
D'inverno, quando loro due uscivano dall'ufficio faceva già buio, ma nella bella stagione attraversare la campagna nel tardo pomeriggio era un'esperienza molto gradevole. Era sufficiente abbassare il finestrino per essere inondati da profumi, sensazioni... A volte, se la serata precedente si era magari trascinata per le lunghe e si era un po' stanchi, era facile scivolare nel sonno, cullati dal senso di pace emesso dalla campagna nel tardo pomeriggio. Naturalmente, chi guidava non poteva permetterselo, ma il passeggero sì!
Stefano non era particolarmente stanco, quel giorno. Continuava tuttavia a guardare fuori dal finestrino, senza parlare. Erano ormai mesi che Stefano aveva perso del tutto il suo buonumore, aveva smesso di organizzare serate e di sentire amici, e si era rinchiuso in se stesso.
Da un po' di tempo era sempre a cena da Luigi e Silvia e passava quasi sempre il resto della serata con loro.
I suoi due amici avevano cercato di seguire gli eventi, da subito apparsi molto importanti, che si stavano verificando nella vita di Stefano. Ma tutto quello che erano riusciti a cogliere era stato il vedere riaccendersi nei suoi occhi una luce che sembrava spenta da molti anni, per poi vederla offuscare di nuovo nel giro di poco tempo.
E i soli risultati concreti di ciò che era successo a Stefano in quel breve periodo si videro quando questi decise che la vita lo aveva preso in giro troppe volte e che voleva farla finita.
Sembrava davvero molto depresso e per questo motivo i due cercavano di lasciarlo da solo il meno possibile. E, nel tentativo di comprendere ciò che accadeva, avevano trascorso buona parte delle serate dopo cena a casa sua.
- Non capisco - diceva Silvia, - pareva che stesse uscendo con una ragazza, no?
- Sì, sembrava davvero al settimo cielo... ma è durato non più di due o tre settimane - rispondeva Luigi.
- Ma chi è, questa qui? Non possiamo rintracciarla... conoscerla, capire che cosa è successo tra loro?
- Stefano non mi ha detto niente... come al solito. Nega che ci sia stata qualunque ragazza o amica, l'estate scorsa o durante tutto l'anno. Soltanto quando l'ho trovato la prima volta quasi privo di sensi, mi stava accennando al fatto che "aveva perso per la seconda volta la ragazza che più a lungo aveva amato"...
- ...che sarebbe?
Luigi e Silvia avevano molto a cuore Stefano, ma tutti i loro sforzi furono per molto tempo infruttuosi.
La natura si stava destando dal torpore invernale e le luci ed i colori della primavera facevano ormai capolino nei prati.
Sì, era tornata la primavera, anche per quell'anno. E la mente di Stefano era tornata ad un giorno di circa sei mesi prima, verso la fine dell'estate. A quell'episodio che aveva così energicamente scosso la sua vita.
* * *
L'ultimo giorno di quel lungo weekend era stato il 10 di ottobre. Sia Stefano che Delia si erano stupiti che in Portogallo, pur essendo l'estate già terminata da parecchie settimane, facesse ancora caldo come a luglio nei mari della Liguria.
Quella meta era comunque simultaneamente parsa perfetta per entrambi. Avevano ricominciato ad uscire insieme da circa un mese, anche se ci erano volute più di due settimane per ritrovarsi e soprattutto per capire...
- Tu puoi ancora prendere qualche giorno di ferie? - le aveva chiesto lui una delle ultime sere passate insieme. - Mi piacerebbe davvero tantissimo passare qualche giorno con te al mare...
- Anche a me piacerebbe molto, amore... E dove potremmo andare, a ottobre? Magari alle Canarie...
- Non mi hai detto che ci sei già stata?
- Sì, è vero... Ci sono andata con delle amiche due anni fa, ma non mi sono divertita molto. Il posto è bello, però la compagnia non era il massimo...
Prima di completare la frase si voltò verso Stefano e lo baciò, stringendolo forte a lei, con un gesto che voleva dire "senza di te nessuna compagnia e nessun posto mi sono piaciuti".
- Visto che sono più di quattro anni che non andiamo in vacanza insieme, avevo pensato di fare qualcosa di decisamente nuovo... Per esempio, tu sei mai andata in Portogallo?
- No... - Delia aveva scosso la testa in maniera un po' scettica. - A dire il vero, non ci ho neanche mai pensato. Il mediterraneo l'ho girato quasi tutto, la Grecia la conosco alla perfezione... ma in Portogallo non sono mai stata.
- Be’, neanch'io... c'era andato un mio amico tanti anni fa, e aveva detto che non era male. Comunque, c'è l'oceano, tante città da visitare... Che ne dici?
E così, in breve tempo la vacanza era stata organizzata.
Entrambi avevano preso due giorni di ferie, il giovedì e il venerdì. Prendendo un aereo alle 10.18 del giovedì mattina, erano arrivati a Lisbona dopo due ore e qualche minuto.
L'albergo che avevano prenotato era leggermente fuori città, e ci volevano dai venti ai trentacinque minuti di taxi o di navetta per raggiungere il centro della capitale. Il panorama che si osservava in quel tratto di strada non era molto dissimile da quello che si vedeva nel tragitto che portava Stefano da casa in ufficio a Torino, fatta eccezione per l’architettura delle case.
Una casa di quattro piani, immersa nel verde da cui spiccava grazie al suo colore bianco-panna, aveva accolto i due ragazzi nel primo pomeriggio.
- Come ti sembra? - domandò Stefano a Delia.
- E' fantastico... è proprio come l'abbiamo visto sul computer... Sono davvero contenta!
Da quando era diventato possibile visionare gli alberghi tramite Internet, la scelta di un posto piuttosto che un altro era stata facilitata: ci si collegava e si potevano vedere foto, scorci di panorama dalle varie camere dell'albergo, menù, prezzi. E naturalmente si poteva anche prenotare.
Era stata Delia a proporre di sfogliare la Rete per trovare facilmente un albergo. Lei era sempre stata un'amante delle novità tecnologiche, che Stefano invece imparava ad usare solo quando si erano consolidate.
- Sei diventata un'esperta, in questi anni... Eri già brava, ma adesso padroneggi quegli attrezzi con grande abilità - le aveva detto Stefano quando l'aveva vista correre rapidamente sulla tastiera del computer come cinque anni prima la vedeva padroneggiare il telecomando del videoregistratore o il fax che i suoi genitori avevano da poco acquistato.
Voltandosi verso di lui, lei gli aveva risposto con un sorriso. - Tu sei tenero proprio come allora... pensavo che non saresti più stato lo stesso dopo tutto questo tempo.
- Ancora non riesco a crederci, che siamo di nuovo insieme, qui...
Ancora non riesco a crederci...
Fu la frase che più spesso passò sulle loro labbra in quei quattro giorni.
Ogni volta che si svegliavano, abbracciati, al mattino, e ogni volta che si fermavano a contemplare il tramonto dalla terrazza dell'albergo, la felicità che risuonava armoniosa nei loro cuori lasciava sempre un piccolo spazio alla meraviglia di quell'unione ritrovata.
Capitolo 2
Tra le tante persone che Stefano aveva presentato a Luigi, c'era una certa Delia.
Si capiva che questa ragazza aveva o doveva aver avuto parecchia importanza nella vita di Stefano. Nonostante lui, come al solito, si celasse dietro un muro di riservatezza, Luigi e Silvia erano riusciti a saperne un po' di più. L'occasione era stata il loro matrimonio, per organizzare il quale Stefano aveva passato molto tempo insieme ai due amici.
- ...e tu e lei pensavate di sposarvi? - gli aveva domandato Silvia.
- No, no... be’, forse, l'idea era nell'aria. Seriamente non ne avevamo mai parlato, però...
Stefano aveva raccontato che lui e Delia avevano avuto una relazione durata per quasi quattro anni.
- Quanto tempo fa? - gli aveva domandato Luigi.
- Uhm... fammi pensare... Direi che ci siamo lasciati circa tre anni fa.
- E ti ha lasciato lei? - continuò Silvia.
- Sì... be’, è stato l'epilogo di tante differenze di carattere, di dispetti... le solite cose, insomma.
- Ma queste cose di solito si superano, se ci si vuol bene... no?
- Noi non ci siamo riusciti. Ad un certo punto, lei ha deciso che non potevamo continuare a stare insieme.
- Sì, certo...
Man mano che la serata era andata avanti, Silvia aveva capito che per Stefano quella ragazza era importante, era stata la persona più importante che lui avesse avuto.
- E non l'hai più vista?
- No, no... Ci vediamo spesso... Ci sentiamo almeno una volta al mese.
- Ah... E non avete mai pensato di riprovare ad uscire insieme?
- Ti ho detto che ci sentiamo, ma non che siamo in buoni rapporti. Lei mi rinfaccia di averla trattata male, di non averla mai apprezzata...
- Non sai se esce con qualcuno... - Silvia pensò, incrociando lo sguardo di Luigi, che il discorso poteva stare diventando troppo personale per Stefano, di solito così riservato.
Invece, notò stupita, egli continuò a parlare di Delia per parecchio tempo: raccontò di come si erano conosciuti, del primo San Valentino passato insieme, delle vacanze fatte nella prima estate trascorsa insieme. E poi di come si lasciarono e dei rapporti che conservarono. Raccontava tutto come se avesse rivissuto quelle scene tantissime volte: doveva essere stata veramente un'esperienza importante. E quella notte fecero molto tardi in birreria.
L'indomani, quando Silvia e Luigi si erano incontrati nuovamente, erano entrambi contenti di aver capito qualcosa di più dell'amico.
- Hai visto? E' sempre così... c'è sempre qualche forte delusione amorosa quando la gente si comporta così... - diceva Silvia.
- Certo che è pazzesco... eppure ci conosciamo da parecchio... C'è voluto più di un anno prima di capire che cosa si porta dentro che lo rode così tanto... E pensare che trascorriamo metà delle nostre giornate insieme, in ufficio, a casa...
- Già, è davvero molto riservato, anche con gli amici...
- Eppure una volta non doveva essere così. Conosce un mucchio di persone, esce sempre... Questa storia di Delia non può averlo trasformato a tal punto...
A quelle parole Silvia prese tra le mani il viso del ragazzo e gli domandò - Se non ci fossi io, tu staresti bene?
Luigi sorrise e si affrettò a rispondere di no. Ma, sottovoce, soggiunse “però non credo che mi rinchiuderei così in me stesso…”
* * *
- Ciao! Sei tornato, dunque... be’, sono davvero contenta di rivederti...
Quella voce Stefano la conosceva bene, da quasi dieci anni. Eppure era suonata così diversa, mentre chiudeva la porta della macchina e si avviava verso casa sua.
Tutti i suoi pensieri erano rivolti alla doccia che desiderava fare con priorità assoluta, visto il caldo che lo aveva fatto soffrire per tutto il giorno. E poi, stava pensando che avrebbe dovuto telefonare a sua madre. E anche mettere in frigo la spesa appena fatta... Andare al supermercato da solo lo metteva sempre in qualche modo a disagio: di solito, quando tornava a casa insieme al suo collega, preferiva adempiere con lui a questa incombenza.
- Andare al supermercato con gli amici mi fa sempre pensare che si stia organizzando una festa! Da solo, invece, mi deprime un po'...
Ma Luigi non sarebbe tornato al lavoro per un'altra settimana ancora. Quell'anno tutti i dipendenti della ditta avevano avuto le ferie tra agosto e settembre, a causa di inderogabili impegni di lavoro dovuti ad un grosso ordine che aveva dovuto essere assolutamente evaso entro la prima metà di agosto. Così, a partire da ferragosto, i vari uffici si erano spartiti le poche settimane di caldo che rimanevano: Stefano aveva già deciso da tempo un viaggio nell'Europa del nord, e quindi aveva preferito non spostare tanto avanti quel viaggio per non rischiare di trovare freddo. Luigi, invece, aveva in programma di andare in Grecia con sua moglie, e spostare in avanti di qualche settimana la vacanza non gli dava nessun problema.
- Anzi, così il caldo sarà più sopportabile... - diceva lui, ma sua moglie Silvia non era troppo d'accordo. Comunque, i due erano partiti il due di settembre e non sarebbero tornati prima della fine del mese.
L'ultima volta che Stefano aveva rivisto Delia era stato a metà luglio, all'incirca... Si erano incontrati per salutarsi prima delle vacanze: questa volta era andata un po' meglio della volta prima, quando avevano quasi litigato davanti ad altri amici.
A marzo infatti, in occasione del compleanno di lei, la serata aveva preso una brutta piega quando, in compagnia di altri amici, si erano andati a rivangare vecchi episodi dei tempi in cui loro due uscivano insieme.
Si trattava per lo più di amici di Stefano, con i quali Delia non aveva mai avuto rapporti granché buoni, all'epoca in cui loro si frequentavano. Ma, curiosamente, aveva scoperto che dopo aver lasciato Stefano, la sua stima per gli amici di lui era aumentata.
A volte Stefano si era lasciato andare alla gelosia, pensando che qualcuno dei suoi amici aveva magari degli interessi per lei, adesso che loro due non erano più legati sentimentalmente. Ma aveva presto scoperto che non era così: si era trattato semplicemente di un sentimento come di rivalsa, dovuto forse al suo orgoglio: lei si era semplicemente messa a fare delle cose diverse da quelle che faceva prima.
Invece, a luglio, in qualche modo, la serata era passata benone. Erano andati a mangiarsi un gelato, da soli.
- ...sì, andiamo in un villaggio turistico, nelle Marche. Siamo un bel po' di ragazze, poi alcuni amici ci raggiungono là... Sai, no, bisogna sempre inventare qualcosa per divertirsi... E tu? Che cosa fai?
- Ah, io... - Come capitava ormai da parecchie stagioni, Stefano non sapeva dove andare in vacanza, né con chi.
O meglio, avrebbe anche saputo con chi andare, e quindi anche dove, ma il pensiero di andarci da solo e la nostalgia delle vacanze fatte con la persona che amava lo facevano sentire subito male. Così, negli ultimi anni si era limitato a fare qualche giro all'estero da solo o ad andare per pochi giorni al mare, magari a trovare qualche amico per un breve periodo.
"Forse sarebbe meglio che tu smettessi di vederla", gli avevano consigliato gli amici. Ma lui teneva troppo a Delia per poter rifiutare di incontrarla. A volte evitava di chiamarla quando sarebbe toccato a lui, sperando così di soffrire di meno, anche se a caro prezzo. Ma lei gli telefonava lo stesso, dopo qualche tempo, e senza mostrare nessuno stupore o rancore lo invitava ad uscire una sera con le sue amiche o i suoi nuovi amici.
La persona che Stefano si trovò davanti quel pomeriggio non sembrava Delia.
No.
Eppure era Delia, indubbiamente.
Stefano la salutò, mentre il cuore prese a battergli forte nel petto, come capitava sempre quando la vedeva. Ogni volta cercava di controllarsi, ma non aveva ottenuto grandi miglioramenti nel corso degli anni.
- Ciao... Che cosa ci fai qua?
- Ho saputo che eri tornato e sono passata a trovarti. Ti... ti ho disturbato?
- Eh? No, no, figurati... volevo solo dire: come mai sei qua?
- Scusami, magari ti aspettano...
- No, non c'è pericolo... Dovrei soltanto portare questa roba su, in frigo. Dai, vieni su...
Delia lo guardò stupita.
Di nuovo, non era Delia. Il suo sguardo era quello di un'altra persona, di un'altra ragazza...
Stefano sentiva che c'era qualcosa di strano. Più strano ancora fu sentire la domanda che lei gli fece.
- Ma... abiti qui, adesso? Da solo?
- Ma ci sei già venuta a Natale, non ti ricordi? E poi non ti ricordi che mia madre ti ha dato il numero di telefono nuovo quella volta che mi avevi cercato a casa, appena l'avevo comprata...
Mentre lei lo guardava con lo sguardo di chi non sa di che cosa si stia parlando, Stefano si interruppe. Ma in pochi istanti lo sguardo di lei divenne quello di una bambina impaurita messa di fronte a qualcosa di terribilmente brutto.
- Forse... forse mi stai confondendo con qualcun'altra. Scusami, avrei dovuto capire da sola quello che è successo...
Delia si girò e iniziò ad allontanarsi.
Stefano appoggiò tutte le sue borse per terra e contro la macchina e le corse dietro.
- Delia, aspetta! Ma che cosa succede? Perché… perché piangi?
Dovette bloccare le sue domande quando raggiunse la ragazza e vide che le lacrime le scendevano copiose fin sulle guance. Stefano sentì il suo cuore stringersi alla vista di quel viso così triste. Per un lungo istante le parole, che aveva formulato nella sua mente, non uscirono più dalla bocca.
Quando Delia rialzò lo sguardo verso di lui e vide i suoi occhi commossi, non potè fare altro che stringerlo fortemente a sè.
A voce bassa e singhiozzando, Delia riprese a parlare.
- ... è che, dopo quattro anni, mi aspettavo chissà cosa da te. Ma tu probabilmente hai preso altre decisioni nella tua vita. Solo... solo che non posso accettare che tu mi dica che io sono già stata a casa tua.
Stefano le allargò leggermente le braccia, poi prese il suo viso tra le mani e, accarezzandole e sistemandole i lunghi capelli castani le chiese nuovamente "Delia, che cosa stai dicendo?"
* * *
Delia smise di piangere. Poi domandò a Stefano se poteva salire a casa sua per sistemarsi un po', e naturalmente lui acconsentì.
I metri che separavano il posteggio dall'ingresso della casa di Stefano furono percorsi lentamente e in silenzio dai due. Presero l'ascensore, poi, giunti al piano, Stefano le aprì la porta e disse a bassa voce "adesso, a sinistra". Non notò che quando furono davanti alla targhetta con il nome, Delia aveva inconsciamente manifestato un certo sollievo nel constatare che non c'era nessun altro cognome oltre a quello di lui.
Stefano le disse di sedersi sul divano, o su una delle sedie al tavolo, come preferiva. Stava per aggiungere "ma a te, di solito, piace sederti lì, su quel lato del divano...", ma lo interruppe il commento di lei.
- E' bella... è davvero una bella casa. E hai fatto tutto tu... voglio dire, quanto tempo ci hai messo?
Un po' seccato da questa storia, dal fatto che lei continuava a non ricordarsi di essere già stata a casa sua, Stefano decise comunque di stare al gioco.
- Sì, tutto io... Come ti sembra? - le domandò Stefano. - C'è il solito casino... come prima. C'è solo un po' di spazio in più. - Poi non potè trattenersi dal fare una battuta.
- Un giorno o l'altro, forse, metterò un po' di ordine... ma forse potrei anche lasciar stare, se tanto tu ogni volta ti dimentichi di essere già stata qui.
Sorseggiando il bicchiere di aranciata che aveva davanti, Delia lo fissò per un attimo e nuovamente un lampo di paura corse nei suoi occhi.
Stefano si pentì di quello che aveva detto. Inconsciamente si rese conto che non aveva più fatto una battuta a quella ragazza da quando si erano lasciati: da allora, infatti, una specie di soggezione gli aveva impedito di scherzare con Delia come era stato solito fare in precedenza.
Ma la ragazza che aveva davanti era così diversa da quella che incontrava di tanto in tanto.
Eppure era lei. Il suo viso, i suoi lineamenti, i suoi occhi... tutti quei particolari erano quelli che Stefano aveva amato anni addietro e che amava tuttora, anche se adesso lei non era più la sua metà, non per sua volontà.
Ma non ebbe tempo di proseguire nella sua analisi. Alcuni, lunghi, attimi di silenzio avevano seguito le ultime battute, al che Delia fece per alzarsi. Con fare imbarazzato, si guardò intorno e disse - Vedo che, dopo tutto questo tempo, non hai molte cose da raccontarmi.
Aggiunse una smorfia di orgoglio, e poi proseguì.
- ...credevo di essere più importante per te, ma mi rendo conto che non era così.
Stefano cadde nuovamente dalle nuvole. Aveva lasciato correre quel riferimento al "tempo passato" che lei aveva fatto mezz'ora prima in strada, ma quando sentì di nuovo quelle parole rimase ammutolito.
- Ma... ma... Delia, di che cosa parli? Non ci siamo visti solo un mese... due mesi fa? Che cosa ti è successo? O... che cosa stai cercando di dirmi?
La ragazza continuò la sua strada verso la porta, ma Stefano le sgusciò davanti, bloccandole la strada. - Non te ne puoi andare così. Spiegami che cosa vuoi da me.
Lei era comunque decisa ad andarsene al più presto. Probabilmente si aspettava un'accoglienza diversa, ed ora, visto il trattamento che Stefano le aveva riservato aveva concluso che andarlo a trovare era stato uno sbaglio. Non capiva perché lui avesse così poco da dirle... o che cosa le volesse nascondere. *
- Me ne vado... non voglio disturbarti oltre...
Stefano non sapeva che cosa dirle, ma gli venne spontaneo risponderle quello che sentiva dentro.
- Non ci sto capendo niente... ma voglio dirti che tu non disturbi mai: hai ed avrai sempre un posto nel mio cuore.
Si fissarono per un po', e quando Stefano realizzò che lei stava per baciarlo decise che qualcosa di strano stava realmente accadendo. Ma il momento era troppo bello da vivere per interromperlo, quindi le spiegazioni furono rinviate a dopo.
Quando i due si ritrovarono sul divano, qualche minuto dopo, il silenzio regnò ancora un po'.
Stefano non stava più pensando alle parole che c'erano state nel pomeriggio: pensava soltanto al fatto che, da quando si erano lasciati, spesso lui aveva cercato di ritornare ad uscire con Delia, ma lei aveva sempre rifiutato. Quello scambio di tenerezze avvenuto pochi minuti prima lo aveva stupito. Senza considerare altre possibilità, decise che la ragazza aveva probabilmente cambiato idea riguardo al loro rapporto e che in linea di massima questo era esattamente quello che lui desiderava, da anni. I dettagli certo, non erano chiari ma in quel momento non erano importanti.
Ma la verità, molto più complessa, rifece capolino non appena Delia ricominciò a parlare. Lei era appoggiata alla sua spalla destra, e lo teneva per un braccio. Stringendosi a lui, ruppe il silenzio.
* * *
- Sai, è stata una decisione molto sofferta, quella di venirti a trovare. Ho avuto il tuo indirizzo nuovo due settimane fa, ma non sapevo se avrei fatto bene a venire qui. Però ci tenevo... tengo troppo a te, per non rischiare una possibilità di rivederti.
Stefano stava lentamente tornando alla realtà dopo aver passato alcuni minuti a riflettere su quel bacio, ma prima che potesse parlare lei gliene diede un altro.
- Mi hai fatto davvero un bello scherzo... Andartene così: hai fatto perdere le tue tracce. Nessuno dei tuoi amici sapeva dove eri andato. Così, senza dire niente... E' vero, a volte avevamo litigato, ma questo poteva al massimo giustificare il fatto che ci lasciassimo, non che tu scomparissi.
- Ho pianto per un mese intero... - continuò. - Anzi, credo quasi due. Al lavoro mi dissero che tu eri partito per sostituire un collega in Australia... Non volevo dirgli che tu non mi avevi avvertita, ma loro lo capirono dal mio stato, e così il tuo capo cercò di consolarmi dicendo che probabilmente tutto era accaduto molto in fretta e che sicuramente mi avresti chiamato... e saresti tornato presto... Mio Dio, sono passati quattro anni. Vorrei chiederti perché lo hai fatto... ma in questo momento sono troppo felice di averti ritrovato.
Stefano aveva ascoltato tutto, mentre teneva Delia stretta vicina a lui.
- Io non capisco di che cosa stai parlando... Senti, ti posso chiedere di raccontarmi tutto dall'inizio?
- Ma Stefano...
Quando vide che la ragazza si stava di nuovo innervosendo, le ripetè, con un tono sussurrato: "Guarda che non ti sto prendendo in giro: voglio solo che tu mi racconti che cosa è successo... per te, quattro anni fa".
Delia fece un profondo sospiro e iniziò a raccontargli la loro storia. Una storia incredibile e surreale, dalla quale Stefano apprese che lui quattro anni prima aveva lasciato quella ragazza, la ragazza a cui teneva tantissimo, sfruttando un'occasione di lavoro all'estero come scusa per allontanarsi da lei e da tutti i loro amici.
Capitolo 3
Quando Delia ebbe finito di raccontare la sua storia, fu Stefano ad avere paura.
Non era Delia, la ragazza che aveva baciato alcuni minuti prima. Non era la sua Delia, perlomeno.
Eppure sembrava proprio lei. Tenera, dolce, carina.
Ma se era lei, doveva aver battuto la testa.
La ragazza che aveva di fronte era convinta che la loro storia fosse finita quattro anni prima, e che fosse stato Stefano a mollarla brutalmente. Eppure Stefano era sicuro di essere stato lasciato da Delia tre anni prima. Ne era sicuro: tutta la sua vita era peggiorata radicalmente, da allora: progetti lasciati incompiuti, solitudine.
Ed era sicuro di non essere mai andato a lavorare all'estero, di non aver anzi mai lasciato il suo posto di lavoro situato poco fuori città.
Mentre riordinava i suoi pensieri, Delia, che aveva parlato per quasi venti minuti, andò a prendere un bicchiere d'acqua. In quel momento sembrava sollevata: aver raccontato a Stefano tutto quello che aveva provato negli ultimi anni doveva averle tolto un peso dallo stomaco.
Ridendo, gli prese nuovamente le mani.
- Adesso che mi hai costretta a rivivere tutti quei momenti così... bui, perché non mi dici che cosa hai fatto tu? Hai viaggiato in altri posti? Hai conosciuto... tanta gente?
Stefano voleva giustappunto parlarle di quello che aveva fatto lui in quegli anni. Ma tutti gli eventi della propria vita che conosceva fino a due ore prima di quell'incontro si scontravano con ciò che la sua ragazza aveva descritto.
Voleva andare a prendere una foto... una foto qualunque fatta due, tre anni fa... mentalmente cercò di ricordare se aveva una foto recente fatta con Delia dopo che si erano lasciati. Poi, tuttavia, si bloccò.
La felicità di avere Delia nuovamente lì con lui era incompatibile con una spiegazione razionale dell'accaduto.
Così, non disse nulla, ma si limitò a darle un altro bacio.
Eluse le domande di lei. Poi ci fu un altro bacio, e poi altri ancora...
La serata volò via piuttosto rapidamente. Quando arrivò la mezzanotte, i due si accorsero di non aver cenato: Stefano, tuttavia, non aveva il coraggio di chiedere alla ragazza di fermarsi da lui. Aspettò, così, che fosse lei a chiederglielo.
Ma la domanda non arrivò: Delia decise di andare a casa, quando vide che si era fatto tardi. Stefano pensò che, razionalmente, era meglio così, per avere un po' di tempo per riflettere. La accompagnò sotto casa e, quando riuscirono a staccarsi, le augurò la buonanotte.
* * *
Stefano, naturalmente, non dormì molto quella notte.
Non riusciva a dare una spiegazione logica a quello che era successo nel pomeriggio: non capiva chi potesse essere quella tizia che sembrava Delia ma diceva un sacco di cose strane.
La prima cosa da fare l'indomani, pensava, era telefonare a Delia... cioè alla solita Delia...
E poi...
Già, ma questo presupponeva che la ragazza vista nel pomeriggio fosse un'altra ragazza... una sosia...
Oppure che lui avesse soltanto sognato.
Si alzò dopo un paio d'ore e andò verso il frigorifero. Passando nel salottino, vide il bicchiere che Delia aveva lasciato sul tavolo e il divano un po' in disordine e si convinse della realtà di quello che aveva vissuto nel pomeriggio.
Quindi quella ragazza esisteva davvero.
A questo punto si poneva dunque un altro problema: chi era realmente?
Avrebbe sì potuto telefonare alla sua ex, l'indomani... ma chi gli avrebbe risposto?
La stessa ragazza del pomeriggio, che dunque doveva aver battuto la testa? O che forse si stava inventando tutto per chissà quale fine? Forse era un caso di sdoppiamento di personalità... causato magari da un profondo trauma a livello psicologico...
Dopo un'altra ora, Stefano si alzò nuovamente dal letto e andò a cercare tra le foto più recenti una che ritraesse anche Delia. Nei cassetti della scrivania ce n'erano parecchie, e lei era esattamente identica, nell’aspetto, alla ragazza del pomeriggio.
Passata qualche altra ora, si addormentò.
* * *
La mattinata di lavoro che seguì fu dura come poche altre. Non dormire la notte era una cosa che capitava di rado ma che rendeva Stefano molto debole e incapace di concentrarsi.
Per di più era da solo in ufficio. Appena ebbe un attimo di pausa, chiamò l'ufficio di Delia, ma non riuscì a parlare con lei.
- Delia è in ferie fino a lunedì... - gli rispose la signorina dall'altro capo del telefono.
Stefano ci rimase molto male. Stette per un bel po' in silenzio: al che, la segretaria, un po' imbarazzata, cercò gentilmente di congedarsi.
"In che senso... in ferie?", si domandò Stefano. Il mistero si infittiva.
Aveva cercato, nel breve tempo che aveva avuto a disposizione, di creare delle supposizioni valide su ciò che era accaduto e su come avrebbe dovuto affrontare la ragazza all'altro capo del telefono... se l'avesse trovata!
Ma "andata in ferie" non era previsto... Delia avrebbe potuto negare tutto quello che era successo il giorno prima, e allora avrebbe voluto dire che qualcuno (o lei stessa) stava architettando qualcosa nei suoi confronti. "Oppure", aveva pensato e sperato Stefano, "ha cambiato idea su di noi e...". Ci sperava, anche se al momento gli faceva un po' paura l'idea di ritornare seriamente ad uscire con lei.
Ma se era in ferie... di nuovo in ferie, avrebbe detto Stefano visto che Delia gli aveva detto che le sue vacanze le faceva a fine luglio...
Lo stupore gli aveva impedito di chiedere, alla segretaria che gli aveva risposto, da quando Delia fosse in ferie. Così ritelefonò all'ufficio di Delia e gli risposero che Delia era in vacanza dal giorno prima. - Starà via fino a tutto il week-end... - ripetè la voce.
Imbarazzato, ringraziò la segretaria.
"Via per il week-end, già..." Stefano non sapeva esattamente a che cosa pensare, ma si fece trasportare dall'emozione più semplice: la rabbia.
"Ha preso apposta un giorno in più di ferie per venire da me a farmi quella messinscena..." Non riusciva a capire... perché la ragazza avrebbe dovuto inventarsi tutta quella storia... dei quattro anni e così via, solo per passare una serata insieme.
Arrabbiato e deluso, passò quasi tutta la pausa del pranzo nel suo ufficio rimuginando su questa idea.
Ripensò a tutto quello che lei gli aveva detto la sera prima. "Bugie", pensò. Ma perché avrebbe dovuto? Si sentivano spesso... erano amici. Erano due persone che si erano volute bene per alcuni anni e poi si erano lasciate, mantenendo comunque dei rapporti.
"Sarebbe stato meglio se non ci fossimo mai più visti".
Questo pensiero aveva attraversato spesso la mente di Stefano. In qualche modo era uno scarico di responsabilità: poteva servirgli per pensare che in fondo non tutto era perduto in quella storia d'amore poiché, in fondo, si vedevano abbastanza spesso; e poteva anche servirgli per pensare che se non aveva più trovato un'altra persona importante come Delia era perché il vederla così spesso lo distraeva e faceva sì che egli non riuscisse a pensare seriamente ad altre cui legarsi sentimentalmente.
In genere si rendeva conto che non era un ragionamento serio: ma quando era disperato si aggrappava a questo pensiero.
E anche quella volta, come le altre, decise che non avrebbe più voluto rivedere Delia, mai più.
* * *
L'orario di fine lavoro giunse quindi presto, prima che Stefano potesse capirci qualcosa di più. Uscì dall'ufficio e, immerso com'era nei suoi pensieri, quasi non ricambiò il saluto degli unici due suoi colleghi presenti sul suo piano. Poi, salì in macchina e si diresse verso l'imbocco della tangenziale.
L'aria fresca invase presto l'auto di Stefano e grazie anche all'atmosfera di pace della campagna egli riuscì a rilassarsi. Mise in un angolo Delia e tutta quella storia e si concentrò su altre cose.
"Devo installare l'autoradio su questa macchina", pensò tra sé e sé. "Quando usiamo l'auto di Luigi, il tempo passa più in fretta". La radio in macchina era sempre stato un concetto alieno alla mentalità di Stefano: troppa paura di farsela rubare, e poi lui, per concentrarsi, aveva bisogno del silenzio. Spesso, infatti, mentre si recava al lavoro, egli era assorto negli appuntamenti e negli impegni della giornata, tanto che a volte non diceva quasi nulla nemmeno al suo collega.
Nonostante tutto, ascoltare musica era comunque piacevole, per Stefano. E quel giorno, chissà perché, il silenzio dell'auto e la monotonia del viaggio gli pesavano davvero: aveva fretta di arrivare a casa, di rimettere ordine nella sua casa come lo aveva rimesso nella sua testa, sforzandosi di accantonare l'incontro con Delia.
Ancora pochi minuti... Pochi minuti e vide il casello di uscita della tangenziale: poi c'era un breve tratto nel traffico cittadino. I semafori rossi, gli ingorghi: tutto sembrava rallentarlo in maniera insopportabile, quel giorno.
Stefano sentiva la fretta pompare dentro di lui, e la sensazione gli era talmente inusuale che ad un certo punto, preoccupato, decise di accostare l'auto e fermarsi. Si sentì strano, nervoso... ebbe una specie di visione: immaginò sé stesso in una situazione simile, di ritorno dal lavoro… eppure diversa… era sposato, ed era impaziente di rivedere la sua famiglia, la persona che amava...
In quel caso la fretta di tornare a casa avrebbe avuto un senso...
La sua intera vita avrebbe avuto un senso.
Era come una sensazione proveniente da un altro... posto, da un'altra situazione. Stefano cercò di calmarsi, e la sensazione scomparve in poco tempo.
Ma non scomparve chi lo stava realmente aspettando.
Capitolo 4
Davanti al suo portone Stefano trovò effettivamente una ragazza ad aspettarlo. Quella ragazza.
Il solito saluto sorridente, quel viso così dolce... e presto Stefano ebbe voglia di scendere di corsa dalla macchina per andare ad abbracciarla. Si fermò tuttavia un attimo e decise di andare a posteggiare con calma, magari anche un po' più lontano del solito, per avere il tempo di immaginare come affrontare la situazione.
"Perché è di nuovo qui?", si domandò. "Era in ferie, mi avevano detto..."
Non riusciva nuovamente a capire. "Se si è presa le ferie apposta per queste sorprese, dev'essere impazzita... ma stavolta non le lascerò nemmeno aprire bocca."
Eppure... Scese dalla macchina e si diresse, lentamente, verso casa sua. Avendo fatto un giro molto largo, arrivò dalla parte opposta a quella verso cui stava guardando Delia.
Comunque, pensare che Delia lo stesse prendendo in giro in questo modo era una possibilità che Stefano trovava plausibile ma, in fondo, odiosa e difficile da credere. Tutto ciò si rafforzò quando lei si accorse che lui gli era arrivato alle spalle e si girò abbracciandolo e baciandolo, prima ancora che questi potesse fare alcuna obiezione.
- Ti ho cercata oggi, in ufficio...
- Scusami tesoro, volevo chiamarti anch'io ma poi non ce l'ho fatta e tanto, visto che ci saremmo incontrati stasera...
- Lasciami finire - la interruppe Stefano in maniera decisa. - Mi hanno detto che eri in vacanza, dall'altro ieri fino a lunedì.
Delia abbozzo un "eh?", ma lui la incalzò.
- Sì... e ho chiamato due volte per essere sicuro di non sbagliarmi... Posso sapere che cosa stai architettando?
In realtà, non ci sarebbe stato nulla di male né di particolarmente insolito se Delia avesse preso dei giorni di vacanza senza andarsene via dalla città, ma in quella situazione Stefano vedeva questi particolari uniti all'esperienza assurda della sera precedente e sentiva di non capirci nulla.
- Non... non capisco - disse la ragazza esitando. - Non mi ha cercato nessuno che non fosse per lavoro, oggi...
- Ma tu dove sei stata oggi?
- In ufficio, dove vuoi che sia stata? - gli rispose Delia, lievemente seccata. - Ascolta, che ne dici se saliamo? Siamo tutti e due stanchi, mi sembra...
Stefano, scettico, acconsentì. "Potrei aver sbagliato numero... Ma no, mi ha risposto la solita segretaria. E' lei che mi sta di nuovo prendendo in giro". Immerso nei suoi pensieri, Stefano non aprì bocca mentre l'ascensore li portava al piano.
Dopo un po', Delia cercò di impostare la conversazione su un altro argomento. - Sì, oggi è stata una giornata piuttosto pesante... non mi sono fermata per tutta la mattina. Posso prendere un bicchiere d'acqua, Stefano? - domandò, dirigendosi verso la cucina.
- Sì... certo - rispose lui, ancora silenzioso. – C’è anche del the freddo… - aggiunse svogliatamente.
Delia continuò a parlare per un po', seduta al tavolo, mentre Stefano girava per casa riordinando le sue cose, senza particolare cura ma solo così, tanto per non doversi trovare faccia a faccia con quella che considerava essere la recita di una consumata attrice.
Passato un altro po' di tempo, Delia decise di affrontare quella situazione: si diresse verso lo studio di Stefano, dal quale aveva sentito provenire dei rumori per tutta la durata del suo monologo, e gli domandò "Che cos'hai?"
Lui era in piedi davanti alla scrivania e stava rileggendo e riordinando degli appunti. Quando Delia gli si avvicinò, abbracciandolo dolcemente, fece per allontanarsi: ma lei cercò di tranqullizzarlo dicendogli "dai, solo perché non ci siamo sentiti per un giorno, non te la prendere così..."
Lui sbottò: - Non è solo questo! E' tutto così strano, quello che sta accadendo... e tu sei al centro di queste stranezze.
Delia sorrise, e quando si rese conto che così facendo avrebbe rischiato di farlo innervosire ancora di più, si affrettò ad aggiungere “ti giuro che non ti sto facendo nessuno scherzo. Caso mai non fosse ancora chiaro, sono così felice di stare di nuovo con te che non sto pensando assolutamente a nient'altro... E poi, quanto a stranezze, direi che tu ne hai compiute parecchie, quattro anni fa...”
Le parole della ragazza ebbero effettivamente il potere di calmare Stefano, ma non erano comunque in grado di rasserenarlo.
Fu così, dunque, che decise di affrontare il problema: lentamente, sfilò le mani di Delia dalla sua vita e si diresse verso un cassetto, da cui estrasse un album di foto. Lo aprì, si assicurò che fosse quello che conteneva le foto di lui e Delia insieme ad altri amici, ritratti al compleanno di lei l’anno passato. Poi, lo porse alla ragazza e si sedette alla scrivania.
Delia lo prese, vagamente stupita e seccata perché Stefano si comportava in maniera così distaccata. Ma bastò un attimo perché la sua espressione cambiasse radicalmente.
- E... e questa chi sarebbe? Da dove escono queste foto?
Stefano la osservò con attenzione: voleva capire se gli stava mentendo o se... Purtroppo, la reazione di Delia gli sembrò sincera.
La ragazza sfogliò rapidamente l'album: lo stupore nei suoi occhi aumentava man mano, e fu interrotto da una breve risata solo quando giunse a una foto che ritraeva Stefano ed un suo amico in costume da carnevale. Ma immediatamente ritornò seria. - Che cosa significa tutto questo? - gli chiese.
Con tono deciso e la sicurezza che gli derivava dalle poche "prove" tangibili di quella pazzesca vicenda, Stefano le spiegò come stavano le cose... quello che la sera prima non aveva avuto il coraggio di raccontarle.
* * *
Dopo alcuni minuti, alla fine del racconto, Delia posò le foto che aveva tenuto in mano per tutto il tempo.
- Non... non è vero - fu il suo commento. - Io non sono mai stata in quel locale... ti ricordi, siamo sempre stati d'accordo che certi posti, certa gente, non ci piaceva... perché avrei dovuto andarci... da sola, poi? E quel vestito... non mi sono mai vestita così... non lo farei mai!
Stefano la guardava distaccato. Lui non aveva nient'altro da dire: voleva che Delia desse una spiegazione plausibile, una che mettesse d'accordo i fatti accaduti nelle ultime ventiquattr'ore con le foto e gli eventi degli ultimi anni. Così la lasciò continuare.
- A quanto tempo fa risale quella festa? - domandò Delia.
- Saranno sette, otto mesi fa. Be’, in realtà ci sono anche altre foto, fatte un po' prima e un po' dopo...
- E questa sarebbe la mia "compagnia"? E chi sarebbero?
- Ah, tu dici sempre che quelli lì sono fantastici, che con loro ti diverti, vai a ballare, vai in vacanza... niente a che vedere con le persone che conoscevamo... con il gruppo nel quale ci siamo conosciuti, che tu hai sempre detestato e che poi non hai più voluto vedere, pena furiose discussioni...
- Ma non è vero - si oppose lei alzando la voce. - In tutti questi anni che tu non ci sei stato sono uscita sempre con Livio e Claudia, Mauro, Luca, quelle due ragazze che... che lavoravano con Mauro. Tutti quanti mi hanno aiutato a superare i momenti cupi di quando tu te ne sei andato...
A queste parole Delia si alzò e si avvicinò nuovamente a Stefano, prendendogli le mani. - Io non ti voglio lasciare... né ho mai pensato di farlo: dimmi che mi vuoi bene…
Stefano voleva allontanarsi da lei, ma non ci riuscì.
Come poteva negare di essere lei, in quelle foto? Sarebbe stato concepibile che lei avesse avuto voglia di stare con lui fino a tre anni prima, che poi avesse cambiato idea, lasciandolo, e che adesso ci avesse ripensato. Ma perché doveva negare di conoscere quella gente, di frequentare quelle discoteche... E poi, i vecchi amici comuni: ormai si vedevano di rado, ma ogni volta tutti gli domandavano di Delia, e lui gli rispondeva sempre che lei girava con altra gente, e si finiva sempre col dire "non avrebbe dovuto lasciarti"...
- Tutto questo non ha senso - concluse Stefano ad alta voce.
- Ma è la verità! E... e quella lì non sono io!
Alzando ancora la voce, Stefano replicò - Ma certo che sei tu! So benissimo che cosa ho fatto in questi anni, da quando ci siamo lasciati. E so anche che cosa hai fatto tu: ci vediamo una volta al mese, e tutte le volte io ci sto male... e forse anche tu, solo che non lo dici. E non fai altro che raccontarmi dei tuoi giri, delle tue compagnie.
Si calmò un attimo. Poi aggiunse: - Quando eravamo insieme, mi domandavi sempre se avrei potuto vivere senza di te: ecco, in quelle foto, in questa casa, vedi come è stato il futuro senza di te.
A quelle parole, Delia sentì la foga diradarsi e le lacrime salire agli occhi. Abbracciò Stefano, lo strinse forte. E lui la ricambiò. Il fatto che entrambi fossero insieme, in quel momento, divenne di nuovo l'unica cosa importante.
* * *
Passarono diverse ore.
Solo allora, Stefano e Delia ricominciarono a parlare, a sussurrare, sdraiati sul letto.
- Riusciremo a costruire un futuro diverso, questa volta? - gli domandò Delia.
- Non ci sto ancora capendo nulla... - rispose Stefano, sistemandosi il cuscino.
- Io ho un'idea, anche se è assurda - continuò lei.
- Dai, spiegami... tanto, abbiamo tutta la notte di tempo - disse Stefano sorridendo.
- E' un'idea... è un'idea fuori dalla realtà... so che tu non sei mai stato appassionato di quelle storie un po’ fantasiose, eppure in questo momento sto pensando che in qualche modo la mia vita si è sdoppiata... Be’, anche la tua, a pensarci bene...
- Cioè?
- Io e te apparteniamo a due realtà diverse.
Stefano era un uomo concreto: difficilmente avrebbe mai potuto pensare ad una cosa come questa. Ma, ripensando al pomeriggio del giorno prima, gli sovvenne quell'attimo in cui si era sentito come "estraniato" dalla realtà, quando aveva provato una sensazione di fretta, di casa, di vita che non appartenevano alla sua vera vita, ma che gli erano parse davvero reali.
Ne parlò a Delia, e lei rafforzò così la sua teoria.
- Dev'essere successo qualcosa, quattro anni fa, quando ci siamo separati... No, non è così, perché per te quelle cose non sono successe: dobbiamo proprio aver vissuto due vite diverse, a partire da chissà quando...
Delia continuò a parlare e Stefano la ascoltava: lei era seduta, china su di lui, e lui era sdraiato. Ad un certo punto le disse, senza far troppo caso alla solidità scientifica della teoria esposta dalla ragazza - In pratica, sei un fantasma!
Ma, quando vide che lei non stava ridendo, si affrettò a ritirare tutto. Il pensiero che, come un fantasma o un miraggio, quella Delia avrebbe potuto sparire così come era apparsa, sul momento non lo infastidì più di tanto.
Delia continuò nella sua spiegazione.- E' come se la nostra vita si fosse scissa in più... filoni, qualche anno fa, e in conseguenza di ciò noi due, cioè i due che stavano insieme allora, si sono trovati a vivere una vita diversa e alternativa a quella che stavano portando avanti. Be’... diversa rispetto a quella in cui ci trovavamo, nella quale ci volevamo bene...
Stefano constatò che anche quando lei si addentrava in queste spiegazioni, per così dire, tecniche, sapeva mantenere un tono dolce e sensibile. Non la interruppe e continuò semplicemente a tenerla stretta a sé.
- A pensarci bene, di questi filoni ne potrebbero esistere tanti... infiniti, però di essi non abbiamo coscienza... chissà perché, poi?
Molto concretamente, come al solito, Stefano riportò il discorso ai fatti reali. - Probabilmente, in quegli altri filoni ognuno di noi ha avuto vite diverse, e magari altre storie con altri compagni hanno avuto maggior fortuna.
- Sì, certo, ma io mi domandavo perché non abbiamo coscienza di quelle altre realtà... se comunque si tratta sempre di noi stessi, dovremmo conoscere... No, per conoscere tutto bisognerebbe essere Dio. Ma tu dici che l'altra Delia era proprio come me?
- Fisicamente, sì. Dal punto di vista interiore... del carattere, voglio dire, lei ricordava tutto quello che c'era stato tra noi, ma con una certa superiorità... e forse con molto più orgoglio di prima, giudicava e decideva tutto quello che andava o non andava bene nella sua vita.
- E tu... come l'hai presa?
- Io... bé, siccome ci tenevo così tanto, non ho potuto far altro che adeguarmi a lei, il che è sicuramente stato un male... perché evidentemente lei non eri tu. Ma a me sembrava plausibile che il suo carattere fosse cambiato per colpa mia, e quindi mi sentivo colpevole di quel cambiamento. Probabilmente... anzi, di sicuro ho fatto molto male a me stesso. Ma ci sono stati dei momenti in cui avrei dato qualsiasi cosa pur di riaverti…
- Sai, due giorni fa avevo tanta paura di incontrarti di nuovo. Adesso, devo dire, mi sento davvero meglio.
Passarono altre ore. Quando era quasi l’alba, si addormentarono, abbracciati.
Capitolo 5
Il week-end trascorse felicemente, nonostante il caldo dei giorni precedenti avesse ceduto il posto a un clima più tipicamente autunnale.
Stefano e Delia si svegliarono nella tarda mattinata di sabato e rimasero in casa fino a pomeriggio inoltrato. Poi lei tornò a casa per cambiarsi e Stefano la passò a prendere poco prima di cena.
Per la domenica, invece, i due organizzarono una gita.
Fu una giornata soleggiata, che vide i due ragazzi tornare, quasi come in visita ad luogo sacro, alla più naturale delle mete per una coppia nelle loro condizioni: la cittadina in riva al lago dove avevano passato il loro primo week-end insieme, quasi sette anni prima.
Stavano così bene insieme che nessuno dei due fece caso al fatto che, alla ripresa del lavoro il lunedì successivo, nessuna altra Delia tornò dalle ferie per disturbare la loro ritrovata unione.
Avevano giurato di non lasciarsi mai più... di non perdersi di vista neanche per un momento, per paura di non ritrovarsi più il mattino dopo.
- E se un giorno tutto ritornasse come era prima? - le aveva domandato Stefano, quando aveva fatto caso a quel particolare delle ferie.
- Non deve succedere... Io non voglio che succeda... Certo che però, razionalmente...
- Sì, io a volte ho paura che tutto questo sia come... instabile. Come se fosse un sogno... eppure non lo è.
- Dobbiamo ricominciare ad uscire con i vecchi amici, o con i tuoi nuovi amici... dobbiamo fare tutto quello che possiamo per dare solidità a questa ritrovata unione...
E così, due settimane dopo, Stefano e Delia decisero di andare in vacanza insieme, come non capitava da quattro anni.
* * *
Ripensando a quel tramonto vissuto insieme nel tardo pomeriggio del giorno prima, sulla spiaggia di …, Stefano sentiva che la sua vita aveva ora di nuovo un senso.
Ancora non riesco a crederci...
Eppure era vero...
Delia era tornata. Oppure, a seconda dei punti di vista, era Stefano che era tornato.
“No, dai… è tardi, se no domani non ci alziamo più…”
“E se non ci fosse un domani? Come 5 anni fa…” E piange.
Un lungo abbraccio.
Ma il mattino dopo, Delia era sparita. Quel sogno era finito.
That is the end of L'ultimo tramonto. Thanks for reading.
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