Tritarifiuti
Amo il mio socio
Amo il mio socio
Non v'è dubbio: solo questo può spiegare perché io abbia accettato il suo invito a partecipare a una serata come quella di ieri.
L'antefatto: la settimana scorsa (è un periodo in cui ci stiam vedendo spesso... anche se può sembrare strano!) lui mi propone di partecipare a "una serata per la quale serve giacca-e-cravatta".
"E di che cosa si tratta?" domando io.
"Tu non ti preoccupare... No, insomma, io non te lo dovrei dire..." Ah, c'è del mistero!
"..."
"Se tu mi accompagni, io guadagno dei soldi perché porto della gente... e io e mia moglie saliamo nella gerarchia..."
BINGO! Multilevel-Alert in funzione!!! (si veda qui per un mio parere sull'argomento)
Non ci posso credere: una decina d'anni fa un nostro amico comune, insieme a sua moglie, s'erano fatti infinocchiare dalla famosa Casa Americana Venditrice di Profumi e Detersivi... Può essere che dopo tanto tempo, ci caschi lui? In effetti sì, visto che la sua, di moglie, era una cara amica di quella là...
Insomma, esce fuori che lui e lei hanno acquistato un Tritarifiuti a una di queste pseudo-vendite, e che la cosa è strutturata come una vendita piramidale. Poiché colgo in lui dei sinceri segni di pentimento ("so che non te lo dovrei dire...") accetto di partecipare. In fondo, c'è anche una cena...
Arriviamo all'Hotel per le 20:30. Siamo in tre, un altro amico è stato adescato per la serata-pacco. Tutti e tre sfoggiamo la giacchetta come da ordini.
In veranda, ci avvicina un tipo che sembra conoscere il mio socio, e ci saluta e si presenta. Ha una faccia da tamarretto da poco scappato da una discoteca di tamarri, anche se l'età non è proprio giovanissima. Da uno così io fuggirei a gambe levate, in condizioni normali. Soprattutto per quel ciuffo di capelli ingelati e quel gessato a banda larga che fa tanto gangster.
Ci chiede nuovamente i nostri nomi, mostrando apertamente la prima regola del bravo imbonitore: chiama il cliente per nome, non sbagliare mai. Sorride, fa il piacione e il convinto. Naturalmente, questo è solo l'inizio.
Poi entriamo in albergo: ci "concentrano" (il termine è piuttosto adatto) davanti a una porta chiusa, al di là della quale si oda della martellante musica dance. Sulla porta spicca un cartello "Lochness Italia - si rammenta che l'ingresso è consentito con un certo decoro..." (sia il nome della ditta che la dicitura sono state cambiate per proteggere i più sensibili...)
E davanti alla porta, si ergono dei buttafuori da discoteca.
"Hmmm," penso: "allora si balla! Meglio che niente!"
Invece no.
Dopo un po', le porte dell'inferno si aprono. La musica è molto alta, ma ci fanno sedere. In pratica non si riesce più a parlare. Ricordo di aver letto dei resoconti di "presentazioni" del genere da qualche parte, dove invasati urlavano e battevano le mani, assordati da una musica fastidiosamente alta: fa parte del gioco, del metodo di vendita.
L'apice (che purtroppo si ripeterà per quattro volte) si raggiunge quando, dopo qualche minuto di musica, il ritmo cala e si trasforma in una specie di melodia new-age. Sullo schermo compare una diapositiva "Lochness Italia" con tanto di logo, e una voce sospirante ripete questo nome più volte. Poi il ritmo riparte, e la gente inizia a battere le mani. Poi riattacca la dance e tutti schizzano in piedi, come nei villaggi turistici quando c'è il ballo-aperitivo. Accade per quattro volte: le quattro battute iniziali di "Up and down" di quel finocchione di Billy More, che vedono tutta la platea (piuttosto folta, almeno 100-150 persone) saltare e battere le mani.
Osservo il mio socio saltare a ritmo, mentre io sono seduto. Mi alzo allora timidamente, e metto le mani in tasca. Lui mi guarda come se tutto fosse normale, e io gli sussurro "stasera ti mando poi una cosa che scrivo..."
La tempesta si placa. Un fesso si presenta sul palco e, inaugurando un rituale che sarà comune a tutti e quattro i siparietti, si presenta, spende elogi per la società per cui lavora (la Lochness di cui sopra)... dice che ha "solo" x anni (x varierà tra i 32 e i 45, ma è ovvio che questa "forza interiore e senso di giovinezza" fanno parte del copione), e attacca a parlare.
Il fesso si mette a descrivere il problema annoso dei rifiuti e della raccolta differenziata. Va avanti alcuni minuti, raccogliendo degli applausi qua e là (in realtà, sembrano pause ben studiate e calcolate).
Finalmente si giunge al dunque: la Lochness vende un... Tritarifuti! Un oggetto che si sistema sotto al lavandino e ti permette di buttare nello scarico ogni tipo di rifuto solido organico, occupandosi poi di sminuzzarlo e polverizzarlo, onde poterlo scaricare nelle fogne senza problemi.
Con questa importante rivelazione, si chiude la prima parte.
Tra me e me, sento di non poterne reggere più di due.
Ci fanno uscire e ci conducono a fare un break a base di succo di frutta e/o acqua. Il nostro "sorvegliante" (chiamarlo "contatto" è ormai evidentemente errato) viene a domandarci cosa ne pensiamo, naturalmente chiamandoci per nome di battesimo. Forse legge nei miei occhi quel che penso di lui, infatti si rivolge di più all'altro potenziale nuovo cliente.
Rientriamo. Per la precisione, ci fanno rientrare come se fossimo bestiame.
Scopro che ci tocca ri-subire sia la musica ad alto volume, sia il siparietto squallido a base di finocchiona e saltini/battimani. Poco davanti a noi, ci sono una tipa insulsa, che se la tira palesemente ed è troppo convinta (al terzo stacchetto la beccheremo con lo sguardo perso nel vuoto e la sua faccia ammetterà platealmente di essersi fatta di qualche sostanza) e un vecchiardo del ca##o che salta come un indemoniato. Inizio a pronosticare qualche evento del loro futuro, ma ci torno su più avanti.
La seconda parentesi tratta di una "fantastica idea": senza mostrare chiaramente lo schema a piramide, ci viene raccontato che, dopo aver comprato lo stupendo Tritarifiuti ed essere diventati clienti Lochness, possiamo "entrare nella grande famiglia" portando degli altri amici, che a loro volta potranno diventare clienti ecc.ecc.
L'unica cosa positiva della serata è che, anche se le persone che vengono "trascinate" lì da amici o ex-amici, non comprano, al "gancio" vanno comunque 40€ cadauno.
Per il resto, il tizio sul palco (che si è pure lui presentato, ha detto di essere felice, vincente, giovane, bello, amico e fratello del presentatore precedente) si arrampica su degli specchi per decantare le meraviglie del marketing piramidale, arrivando a vaneggiare di "fino a 3000-5000 euro al mese, o anche a settimana" per chi è ambizioso e porta tanti amici.
Non si rende conto delle palle che sta raccontando, o forse sì.
La cosa curiosa è che ogni volta che sulla lavagna luminosa compaiono le cifre "40", "80", "640" ecc... dalla platea (= claque) parte un applauso. Sembra impossibile che si possa ottenere così tanto, promettendo solo una manciata di euro: pensate a cosa si può ottenere promettendo la vita eterna, e vi sarete fatti un'idea di come funzionano le religioni!
Secondo break: il succo di frutta scarseggia un po'. Io ho fame, e il mio socio mi promette che alla fine si mangerà. Speriamo. Il tamarro ingelato viene a chiederci quante persone conosciamo che già possiedono il tritarifiuti: poiché lui specifica "tranne il vostro amico", io mi sento libero di rispondergli "nessuno [è così piciu]".
Si rientra, io mi ri-subisco il siparietto saltellante (l'altro ragazzo sembra patire meno di me, ma invece dietro di noi ci sono due tizi che sono molto più tetri di noi...)
La terza (e purtroppo non ultima) fase della serata vede l'ennesimo imbecillotto parlarci finalmente del prezzo del magico oggetto di cui non potremo mai fare a meno: il tritarifiuti. Sono 1100€, che il tizio ci fa cadere dall'alto dopo una serie di battute che fan ridere giusto i suoi compari (cioè, si direbbe, 3/4 di platea). E seguono altre considerazioni sull'imminenza della legge sulla raccolta differenziata, su quanto sono pochi 60€ al mese (notare che non viene detto per quanti mesi), su quanti anni di glorioso servizio abbia già prestato l'oggetto in America, su come sia efficiente il metodo del passaparola per pubblicizzare un oggetto, su come sono bravi loro della Lochness a darti soldi solo perché presenti degli amici (potenziali clienti), su come l'oggetto si autoripagherà in meno di anno o anche meno di un mese se sei bravo (ossia hai tanti amici da sodomizzare) ecc.ecc.
Insomma, è il momento di firmare il contratto!
Pronto a dare una testata in pancia a chiunque mi verrà a "consigliare" di sottoscrivere l'acquisto della pu##anata... voglio dire, del tritarifiuti... scopro che almeno questa pena mi verrà risparmiata. Infatti la tizia nera e fatta mi porge un foglio, dove non serve la firma... è solo una "richiesta di colloquio con il manager". Va bene così: sono pronto a ingoiarla, con il consenso del mio socio.
La musica riparte, e presto da ogni angolo della sala si sentono frasi tipo "Ermengarda Roncisvalle... Torino... nuova cliente Lochness!" E tutti urlano e battono le mani.
Siamo alla follia. Il Grande Fratello in piccolo: la gente compra la troiata, pur di sentire il suo nome echeggiare tra pu##anazze in abito da sera, vecchi bavosi e giovani venditori da strapazzo, nella cantina di un hotel di periferia.
Ovvio che la musica alta, lo "spirito di gruppo" basato su quattro colpi di grancassa spaiata (non scordiamoci della finocchiona di Billy More) e quant'altro, sono tutti ingredienti di quello che il mio socio definisce "un Format americano per vendere". E' vero, ma a lui non prudono le mani come a me . Io vorrei tornare indietro nel tempo per impedire la scoperta dell'America come Benigni e Troisi, o almeno a 50 anni fa come ha detto il primo "imbonitore", citando i tempi in cui non c'erano ancora le lavatrici in tutte le case... e mettendo a confronto il suo trita##### con le lavatrici o le TV a colori. E, una volta giunto nel 1957, potrei uccidere i loro genitori prima che lo concepiscano!
Ultimo break, e ultimo siparietto. Sono quasi le undici, non ne posso più. Il quarto tizio, messo lì per riassumere la serata (e per convincere quelli che non hanno ancora abboccato) è pelato, più anziano, e più sparaca##ate. Fa anche due-tre battute divertenti, ma il fatto che si metta a insultare Mediaworld, il Mulino Bianco e altri marchi famosi al solo scopo di far risaltare il suo "prodotto" ed il suo "metodo pubblicitario rivoluzionario", lo rovina presto. Questa ultima fase sembra non finire più... e ho fame.
Il tizio ogni tanto urla nel microfono, anche più degli altri, e mi trapana le orecchie facendomi partire un vago mal di testa. In più, si mette a dare velatamente del "fesso, pazzo, spreca-occasioni" a quelli che non sono convinti che quello in vendita (si noti bene, solo per questa sera a questa condizioni) sia un oggetto irrinunciabile. Infine, tocca un tasto dolente, forse il più dolente di tutti: "vedete? Stasera qua ci siamo divertiti! Dove vi danno 40 euro per divertirvi? Qualcuno ho visto che non batteva le mani (ndr: io)... perché non l'avete fatto? Battere le mani è la prima cosa che facciamo da bambini! Io so cosa c'è la fuori... io facevo le pulizie in discoteca... ho due figli, era brutto non poter dare ai miei figli un tenore di vita più elevato... ora, grazie a Lochness, posso farlo!"
L'etica. Il rispetto di se stessi. Il buttare nel cesso la propria considerazione di sé, per far vendere un tritarifiuti: farebbe ridere, se non ci fosse da piangere!
Io non le batto le mani per te, mio caro. Al limite, te le batterei in faccia, ecco.
Finalmente si va a mangiare. Il buffet non è male ma, appunto, è un buffet: ossia, mangiate in fretta e fuori dalle palle.
Discutiamo ancora un po' (poco, come anche nelle pause di prima - ah, dimenticavo: la musica ad alto volume serve anche ad isolare i singoli potenziali aquirenti, in modo che non possano scambiarsi opinioni fino a quando il delitto non sarà stato perpetrato) e i miei due interlocutori affermano che "vabbé, in fondo, per vendere, per guadagnare dei soldi, possiamo anche battere le mani".
E' così che è nata Forza Italia, penso io.
E anche "massì, alla sera, magari, passi qualche ora con della gente, nel tempo libero..." Già: perché leggere un libro, o andare a trovare dei veri vecchi amici?
Da notare che, come ci aveva "intimato" il mio socio, alla domanda del primo sgherro (fuori dall'albergo) su "voi sapete di che cosa si tratta?", noi avevamo risposto di no. Ed effettivamente il tipo era sembrato soddisfatto che noi avessimo risposto di no. E' strano, perché secondo me, a chi viene pur sapendo a cosa va incontro, dovrebbero dare un premio ulteriore.
Ah, già, ma chi viene sapendo che cosa si vende... non potrà essere inc#lato con l'effetto sorpresa. Allora, forse, il prodotto non è così buono/utile...
Presto arriviamo alle auto.
Penso a tutti gli imbonitori, la tipa corvina, il vecchio porco... un altro che, davanti a noi, appena qualcuno della platea accennava un commento o un mormorio o comunque non stava in religioso silenzio ad ascoltare i "filosofi" che si sono succeduti sul palco... lui si girava e, minaccioso, faceva "SSSHHHH!"...
Tutti questi, mi dico, hanno già buttato la loro etica nel tritarifiuti.
E io non posso esimermi dalla mia, di missione.
Auguro a quella tizia che nel tritarifiuti ci finisca un braccio di un suo figlio, quando ce l'avrà. O anche direttamente l'embrione, quando sarà incinta... magari a causa di un risucchio dal bidè al lavabo dove sarà installato il tritarifiuti. E al vecchio porco... di finire la sua vita con un infarto, mentre è alla guida in un viale alberato, e sulla macchina ci sono diverse generazioni di suoi familiari. E, in generale, a tutti i partecipanti di questa serata, ossia a coloro che sono o saranno dei truffatori, di finire in mezzo a una strada e imparare finalmente cosa significa "lavorare" (escludo il mio socio, naturalmente ).
Striscia... dove sei???
That is the end of Tritarifiuti. Thanks for reading.
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